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I blogger rivelano l’identità di un agente segreto. E Israele attacca i loro siti

Per chi vuole capire come vanno le cose in Israele, il sito Tikun Olam (“riparare il mondo” in ebraico) è un’ottima fonte. Un po’ di parte forse – l’autore precisa sempre di essere di sinistra –, ma sempre interessante. Peccato che negli ultimi giorni la pagina sia stata irraggiungibile per quasi tutto il tempo. O meglio: non disponibile.

Interpellato sul problema, il curatore Richard Silverstein ha spiegato che il sito era – e continua ad essere – sotto attacco. Formalmente da parte di ignoti. Ufficiosamente «da parte di chi vuole farmela pagare per aver pubblicato cose da tenere segrete». Tikun Olam non è stato l’unico caso. Perché la stessa sorte – stessa ora, stessa modalità – è toccata ad altri due siti: Pendio Scivoloso di Itamar Sheltiel e Gli amici di George (Orwell) di Yossi Gurvitz.

Colpevoli, tutti e tre i blogger, di aver reso noto l’identità di un militare israeliano molto chiacchierato. E qui bisogna fare un passo indietro. Chi ha la possibilità di leggere i quotidiani israeliani s’imbatte spesso in articoli che riferiscono di questioni inerenti alla sicurezza. Ma la lettura, piuttosto che un insieme di informazioni, assume spesso i contorni del rebus. Perché i fatti sono censurati in parte, perché i nomi sono cambiati o perché ci sono passaggi logici mancanti. Tutto questo per effetto dell’intervento della sicurezza israeliana.

Così, stanchi e arrabbiati, molti israeliani hanno iniziato a risolvere questi rebus attraverso il web. Chi ha il dominio del proprio sito fuori da Israele, infatti, non è sottoposto alla censura militare. Anche questo blog – nel recente passato – ha goduto di questa particolare immunità.

La foto - pixellata - dell'ex agente segreto Doron Zahavi, la cui identità è stata resa pubblica da tre blogger (foto: Haaretz)

Richard, Itamar e Yossi, quindi, hanno fatto quello che i quotidiani cartacei israeliani non possono fare: andare a fondo sulle questioni militari. E hanno pubblicato il nome di “Capitano George”, un ex agente segreto. Doron Zahavi, questo il nome dell’ex 007, alcuni anni fa è stato denunciato per sevizie da un ex detenuto sciita libanese, Mustafa Dirani. Le accuse però non trovarono riscontro e il “Capitano George” fu scagionato. Nel frattempo Zahavi aveva lasciato l’esercito per passare alla polizia. E qualche giorno fa è stato nominato consigliere per le questioni arabe dal capo della Polizia di Gerusalemme.

Tutto inizia quando Haaretz si è chiesto se Doron Zahavi – visti i precedenti – fosse la persona più indicata per il ruolo affidatogli. Ma per ragioni di censura il quotidiano non ha potuto precisare l’identità. Ed è qui che il trio è intervenuto pubblicando il vero nome dopo poche ore. Tempo qualche minuto e i tre siti erano irraggiungibili. «La mia home page era completamente fuori uso – continua Richard Silverstein – e per rimetterlo in sesto ho dovuto trasferire tutto su un altro server che è sì più sicuro, ma anche più costoso».

La guerra su Internet però non riguarda solo la sinistra progressista israeliana. Anche la destra radicale sta ingaggiando una battaglia contro la censura militare: due settimane fa il sito Hayamin (“La destra” in ebraico) ha divulgato dagli Stati Uniti l’identità e l’immagine di un dirigente dello Shin Bet (l’agenzia di sicurezza interna) incaricato della lotta contro personaggi eversivi fra i coloni e ha mostrato la fotografia di uno dei suoi informatori. Il tutto, sembra, come ritorsione per l’arresto di un ultrà di destra sospettato della uccisione di quattro palestinesi.

A posteriori, il caso di Anat Kam, la giornalista free-lance che è riuscita a copiare migliaia di documenti segreti pubblicati (in parte) su Haaretz, sembra solo l’inizio di un’offensiva in nome della libertà di stampa.

© Leonard Berberi

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