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Gerusalemme, diciotto mesi di carcere a un musulmano per aver fatto sesso con un’ebrea

Una cosa che capita tutti i giorni, in fondo. Si vede una ragazza, si cerca di sedurla e poi di portarla a letto. Per amore o, più banalmente, per solo sesso. Magari si dice anche qualche bugia. Per nascondere un’altra relazione o un matrimonio. Oppure per rendere il corteggiamento più profondo.

Comunque sia, è quello che ha fatto anche Sabar Kashour, un 30enne musulmano di Gerusalemme Est: ha visto una giovane ebrea per le vie della città contesa, ha iniziato a parlarle e poi l’ha invitata a salire in un appartamento del centro. Lei ha acconsentito e, insieme, hanno fatto sesso.

Sabar Kashour, in manette all'ingresso della Corte di Giustizia di Gerusalemme (foto Ma'ariv)

Quella che però sembrava l’ennesima storia di una ragazza sedotta e abbandonata è diventata un caso giudiziario. Perché lei l’ha denunciato e perché la corte di Gerusalemme ha ritenuto Kashour colpevole. Condannandolo a diciotto mesi di galera.

Il ragazzo, secondo la Giustizia israeliana, ha fatto almeno tre errori: ha mentito alla ragazza sul fatto di volere una relazione seria, non ha detto di essere sposato e, soprattutto, le ha rivelato di essere anche lui un ebreo. «In questo modo – hanno scritto nella sentenza – la ragazza non è stata in grado di valutare appieno le circostanze perché indotta in un grande errore di valutazione per colpa delle menzogne che le sono state dette».

Il tutto è iniziato contestando a Sabar Kashour il reato di stupro. Poi però la ragazza ha ammesso di aver acconsentito all’atto sessuale senza costrizioni perché pensava che il ragazzo fosse ebreo e l’accusa è diventata una sorta di circonvenzione d’incapace.

Restano però i diciotto mesi di galera. Una pena che i giudici motivano così: «La Corte deve tutelare l’interesse pubblico contro i criminali sofisticati con una lingua liscia e una parlantina dolce che possono portare fuori strada le vittime innocenti».

A sentire queste parole, molti hanno storto il naso. «Sembra di essere tornati negli anni Ottanta – ha commentato qualcuno -. Quando il defunto rabbino Meir Kahane aveva proposto al Parlamento israeliano di approvare una legge che rendesse un reato l’atto sessuale tra un’ebrea e un palestinese».

Leonard Berberi

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5 thoughts on “Gerusalemme, diciotto mesi di carcere a un musulmano per aver fatto sesso con un’ebrea

  1. Andrea ha detto:

    Si tratta di accuse di stupro/circonvenzione, perché devi buttarla sull’ebreo/musulmano solo per fare “scoop”? Il processo sarebbe analogo se avesse fatto circonvenzione/inganno raccontando di essere cristiano, marziano, argentino, ecc., e ogni considerazione diversa sconfina nella fantacronaca. Quanto detesto questo modo mediocre di fare giornalismo.

    • Mi spieghi caro Andrea perché dare 18 mesi di galera a una persona che ha fatto sesso con una ragazza – maggiorenne – consenziente? Il pentimento post-rapporto sessuale non mi sembra sia ancora stato contemplato dalla Giurisprudenza israeliana come motivo atto a dare luogo a restrizione della libertà personale. Il fatto è che anche se fosse stato un cristiano, un marziano, un argentino il processo forse sarebbe andato allo stesso modo. Ma non ti sembra una distorsione della giustizia? Qui non si tratta di “scoop” – come accusi tu -, ma di riportare una notizia che potrebbe essere un segno dei tempi. Ciao

  2. Andrea ha detto:

    Please, perchè butti tutto in un calderone e mischi le questioni? Lo fai apposta per fare notizia o non te ne accorgi? Andiamo con ordine. Una cosa sono i fatti, una cosa sono le opinioni.
    1) I fatti emergono ad es. dal titolo dato dal Corriere: “Arabo si finge israeliano per sedurre un’ebrea. Condannato per STUPRO”. Comprenderai che il tuo titolo è completamente diverso, perchè ricollega la condanna alla sola differenza di religione, laddove la sentenza ricollega (secondo il Corriere) la condanna allo stupro.
    2) hai diritto a non condividere le motivazioni della contestata sentenza, ma vedo che non le conosci se non superficialmente: ecco come scrive al riguardo Haarez:

    High Court Justice Elyakim Rubinstein said a conviction of rape should be imposed any time a “person does not tell the truth regarding critical matters to a reasonable woman, and as a result of misrepresentation she has sexual relations with him.”

    Rubinstein said the question was also whether an ordinary person would expect such a woman to have sex with a man without the false identity he created.

    In the past, men who misrepresented themselves in this way were convicted of fraud.

    Come puoi vedere, è quindi un orientamento costante nelle Corti israeliane, che come sicuramente saprai seguono in parte principi di common law (i.e. diritto di matrice giurisprudenziale), come gli USA e UK.

    Per concludere, il principio giurisprudenziale in commento non mi pare così sbagliato se non altro perchè offre grande tutela a chi è oggetto di raggiri altrui.

    • A me sembra che tu debba concentrarti su una frase della dichiarazione del giudice che riporti: “In the past, men who misrepresented themselves in this way were convicted of fraud”.

      Per il resto, vorrei che capissi che nel titolo non c’è scritto “condannato perché musulmano”, ma che s’è beccato 18 mesi. Il perché lo spiego nel pezzo: “Il ragazzo, secondo la Giustizia israeliana, ha fatto almeno tre errori: ha mentito alla ragazza sul fatto di volere una relazione seria, non ha detto di essere sposato e, soprattutto, le ha rivelato di essere anche lui un ebreo. «In questo modo – hanno scritto nella sentenza – la ragazza non è stata in grado di valutare appieno le circostanze perché indotta in un grande errore di valutazione per colpa delle menzogne che le sono state dette»”.

      Non mi sembra di aver omesso qualcosa… Ciao

  3. Andrea ha detto:

    Ok ok ognuno ha le sue idee, il problema è che là fuori è pieno di ignoranti che credono che in Israele un musulmano possa essere condannato sic et simpliciter per aver avuto rapporti con una ebrea, manco fosse l’Iran degli Ayatollah o una provincia talebana. Tutto qui.

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