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La storia di Abu Nafez, diventato milionario con i tunnel per il contrabbando

Scava oggi, scava domani, quel 17enne, otto anni dopo, è diventato milionario. In una zona dove è già tanto se si hanno i soldi per comprare da mangiare. E con Israele che chiude i confini e il “fratello egiziano” che non aiuta più di tanto.

Jon Donnison, corrispondente per la Bbc dal Medio Oriente, è andato a trovare Abu Nafez, 25 anni, nella sua  lussuosa villa a pochi passi da Gaza City. «Un ragazzo magro, bello, con la mandibola “cesellata” e il pizzetto alla Beckham», descrive Donnison questo giovane con una storia tutta particolare.

Nato in un campo profughi vicino Rafah, al confine con l’Egitto, Abu Nafez ha iniziato – ancora minorenne – a lavorare come operaio nei tunnel. Un lavoro pericoloso, che s’è portato via decine di vite: per colpa dei crolli, dell’aria che viene meno o delle bombe israeliane lanciate dagli aerei militari.

Ad un certo punto, Abu Nafez inizia a gestirsi il proprio tunnel. E dopo quattro anni – scrive il giornalista della Bbc – era diventato «imprenditore di se stesso». Alle sue dipendenze oggi ci sono oltre cento persone e il giro d’affari del contrabbando – caffè, paratine, cucine, mucche, automobili nuove di zecca – è di milioni di euro all’anno.

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