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Un giorno nel campo estivo degli ultraortodossi: “Disposti a sacrificarci per Israele”

Ogni anno in Israele è così. C’è chi manda i figli al mare. E chi nel bel mezzo del deserto cisgiordano. Non a fare castelli di sabbia, ma a costruire castelli di rabbia.

A organizzare queste spedizioni nella West Bank sono le Hilltop Youth. Associazioni giovanili israeliane ideologizzate e nazionaliste. Che quest’anno hanno deciso di insegnare ai ragazzi ebrei come costruire. Una casa, un palazzo, un edificio. Possibilmente in fretta e senza far rumore.

I giovani – una cinquantina in tutto – li hanno riuniti a Mitzpe Avihai, un avamposto illegale vicino a Hebron. I giornalisti dello Yedioth Ahronoth, il quotidiano più venduto del Paese, li hanno seguiti per un giorno.

«Ho dato una mano a costruire Shvut Ami, un avamposto vicino Kedumim», dice ai cronisti con orgoglio Yedidya Slonim, 19 anni. Ha i pantaloni kaki e i sandali e racconta di avere un sacco di esperienza alle spalle. In cosa? In insediamenti illegali.

L’obiettivo del campo estivo, continua Slonim, è quello di «mostrare agli adolescenti i passaggi fondamentali della costruzione di una casa: come si lavora con il cemento, come si taglia la pietra, come si misurano le stanze e, soprattutto, come ci si muove con velocità in modo da finire l’avamposto il prima possibile». Avamposti che il ragazzo non definisce mai «illegali», ma «costruzioni della terra».

I giovani hanno tutto a disposizione: carriole, motoseghe, legno, pietre. Oggetti che ha messo a disposizione Aryeh Davis, un abitante del posto. La sveglia è alle cinque del mattino per la preghiera. Poi subito a lavorare nel cantiere. A mezzogiorno una sosta per studiare la storia d’Israele. Quindi ancora a lavorare tra cemento e mattoni, fino a quando s’è fatto buio.

Racconta un sedicenne: «I miei coetanei d’estate si annoiano. È per questo che sono venuto in questo campo: per non annoiarmi. E per imparare non solo a costruire, ma a costruire qui». Dove «qui» sta per Cisgiordania. «Sono disposto a sacrificarmi per la causa d’Israele», conclude l’adolescente.

A ben vedere, non sembra esserci molta differenza tra i campi estivi organizzati da Hamas e questi. Granello dopo granello, i castelli di sabbia diventano mura. Da una parte. E dell’altra.

Leonard Berberi

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5 thoughts on “Un giorno nel campo estivo degli ultraortodossi: “Disposti a sacrificarci per Israele”

  1. Andrea ha detto:

    Come fai con faciloneria a paragonare i campi estivi di (alcuni) ultraortodossi che descrivi con quelli di Hamas? Hamas è un movimento terroristico che usa i campi per addestrare al terrorismo e al martirio, gli ultraortodossi (alcuni, la tua generalizzazione dimostra superficiale conoscenza del mondo ebraico/israeliano) sono “teste calde” sì, ma di certo non addestrano a imbottirsi di tritolo per farsi saltare in aria nei bus/scuole/ristoranti palestinesi, ma a costruire case seppur illegali. E poi i territori gestiti da Israele sono comunque soggetti a regole, che piaccia o meno agli ultraortodossi (pochi) “teste calde”, peraltro esecrati dalla maggioranza assoluta degli israeliani.
    E ciò al contrario che in Hamastan, non a caso non trovi molto materiale per dire come se la passa la gente a Gaza per davvero, grazie alla potente repressione di Hamas.

    • Caro Andrea, non paragono “con faciloneria” le due realtà. Semplicemente cerco di lanciare una provocazione. Che Hamas sia un movimento terroristico lo sanno anche i sassi (e t’invito a leggere i post precedenti del mio blog per avere la conferma che anche io la penso come te). Non mi sembra, però, che nel difficile percorso che Israele e Anp stanno facendo per arrivare a un minimo di accordo, questi campi estivi organizzati da poche “teste calde” dell’ultradestra siano d’aiuto. Le stesse “teste calde” che, consentimelo, saranno pure poche, ma hanno emissari alla Knesset in grado di bloccare qualsiasi governo da vent’anni a questa parte (vedi alla voce “Shas”).
      Infine, che i pochi ultraortodossi siano detestati dagli stessi israeliani, anche questo è risaputo. Ma siccome questo è un blog che vuole informare, non si può non riportare una notizia di questo tipo. Una notizia che molti accoglieranno con la tua stessa reazione, ma che altrettanti leggeranno con una reazione diametralmente opposta alla tua. E’ il bello di un argomento che fa discutere come la questione israelo-palestinese. Ciao

      • Andrea ha detto:

        Certo, ma il paragone non regge perché una cosa è un gruppo privato come i descritti “ultraortodossi” – che di certo non sono e non rappresentano il legislatore israeliano, un’altra cosa è un governo (ANP, Hamas). Per il resto, pur conoscendo le tue idee e stimando la tua professionalità, a volte mi permetto qualche critica (troppo) tagliente.

      • Vanno benissimo le critiche. Anzi, non ti risparmiare. Però sono anche convinto che, a volte, si possa anche “forzare” la mano con i paragoni. Che saranno pure poco corretti, ma hanno almeno il merito di stuzzicare le opinioni di tutti.

  2. Andrea ha detto:

    Sì, senza però mai sconfinare nella provocazione gratuita e ingiuriosa: paragonare qualcuno a Hamas è molto, molto più che “stuzzicare”, specialmente se si tratta di un israeliano, ancora di più se ebreo

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