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Facebook fa scoprire un centro raccolta di missili nucleari. Ma Israele impone il silenzio

La base militare di S'dot Micha, in una delle poche foto sfuggite al controllo

La segretezza israeliana sulle armi atomiche (chiamate Adm) è venuta meno solo due volte. La prima, quando l’ingegnere Mordechai Vanunu spifferò a mezzo stampa che nell’impianto di Dimona si portavano avanti progetti nucleari. La seconda, quando l’ex primo ministro Ehud Olmert annunciò a tutti che sì, Israele aveva missili atomici.

Poi nulla. I giornalisti – anglosassoni, soprattutto – tentarono in tutti i modi di capire se c’erano altri impianti nucleari sparsi per lo Stato ebraico. Non avevano tenuto conto di Facebook, il social network. Perché basta collegarsi, fare un po’ di ricerche e scoprire che esiste addirittura un gruppo di ex dipendenti (chiamato la Valle di Elah) di quello che sembra essere un altro punto di raccolta di armi nucleare in Israele: S’dot Micha, vicino alla città di Beit Shemesh, a metà tra Ashdod e Gerusalemme.

Il gruppo Facebook che ha fatto saltare la copertura all'impianto israeliano vicino a Beit Shemesh

A scrivere per prima la notizia è stato il quotidiano Yedioth Ahronoth. Poi il Jerusalem Post ha fatto ulteriori approfondimenti. E ha scoperto anche la località precisa: S’dot Micha, appunto. Solo che in virtù della legge sulla pubblica sicurezza, il giornale ha scritto la notizia, ma non ha potuto dare il nome della località.

S’dot Micha non è una località qualsiasi. È il posto dove vengono ospitati 100 postazioni di lancio e missili Gerico I, II e III, in grado di arrivare in pochi minuti in Iran. C’è chi dice che i Gerico III siano in grado di percorrere oltre 7.000 chilometri. Circa sette volte la distanza per raggiungere Teheran.

Se si passa su S’dot Micha attraverso Google Earth si vede un cumulo di case circondato da colline verdi. Ma l’immagine è truccata. Non solo perché la località è una No-fly-zone (come Dimona), ma anche perché lo stesso governo israeliano ha chiesto a tutte le società di rilevamento satellitare di non divulgare immagini reali dell’area.

«Ci sono cose che vengono tenute nascoste. Ma così noi non capiremmo. E non conosceremmo». È così che si presenta il gruppo Facebook che ha fatto saltare la copertura di S’dot Micha. Ci sono più di 200 iscritti e fino a qualche giorno fa era ancora pubblico. Poi l’accesso è diventato riservato. Proprio come tutta la questione sulla base militare.

Leonard Berberi

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