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E a Betlemme i palestinesi guardano il calcio sul muro costruito da Israele

Un telo bianco attaccato al muro di separazione e un proiettore. Così vede le partite di calcio del mondiale in Sudafrica una parte di palestinesi di Betlemme

L’hanno chiamato in tutti i modi. Il “muro dell’apartheid”. Il “muro di contenimento”. Il “muro di difesa”. Il “muro della vergogna”. Più semplicemente è la costruzione in cemento armato che Israele ha eretto per separare la Cisgiordania da Israele. Ma dall’11 giugno, quella realtà, è anche altro. È il “muro del calcio”.

Ogni sera, da quando sono iniziati i mondiali di calcio in Sudafrica, centinaia di persone si siedono di fronte alla barriera. Un proiettore e un telo bianco (attaccato al muro) trasmettono le sfide di calcio. Ci sono palestinesi. Tanti. C’è qualche straniero. C’è il bar improvvisato che vende bibite fresche e cibo e sigarette. Ci sono i tavoli, gli immancabili narghilè. E le discussioni che ogni partita di calcio genera: il cross sbagliato, il calcio di rigore fallito, il fuorigioco fantasma.

Quel pezzo di Palestina, per novanta minuti, sembra un posto come tutti gli altri. Ci si dimentica pure di quel grande muro dove vengono proiettate le immagini. Non si notano i graffiti e i disegni che denunciano l'”occupazione ebraica”. Ci si dimentica pure dei soldati israeliani che sorvegliano l’area per evitare ingressi illegali sul loro territorio. Anzi: c’è chi giura di aver sentito un “militare ebreo chiedere l’aggiornamento sulla partita”. E c’è chi giura di aver sentito anche la risposta.

Leonard Berberi

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6 thoughts on “E a Betlemme i palestinesi guardano il calcio sul muro costruito da Israele

  1. Andrea ha detto:

    “occupazione ebraica”? “militare ebreo”? Ti invito a usare con più attenzione i termini, visto che Israele è uno stato formato non solo da ebrei, ma anche da cristiani , musulmani, arabi, bahai ecc.

    E, comunque, il muro serve solo come protezione dai kamikaze, non come in altre nazioni nelle quali i muri servono per separare i popoli o per impedire l’immigrazione clandestina (es. muro che separa il Messico dagli USA, Corea Nord e Sud, ecc.)

    • Caro Andrea,
      è ovvio che i termini utilizzati sono quelli di buona parte dei palestinesi. Perché il punto di vista è di quelli che si trovano al di qua (o al di là) del muro. Questo blog non prende parte. Mi sembrava un punto fondamentale dell’esistenza stessa di questo spazio. Falafel Cafè non sta nè con i palestinesi. Nè con gl’israeliani. Sta solo con la voglia di fare informazione “laterale” rispetto ai grandi media. Gli oltre 360 post/articoli stanno lì a dimostrarlo. Se certe frasi, se certe dichiarazioni a qualcuno possono sembrare forti non posso farci niente. Il mio dovere è quello di riportare gli umori e le parole delle persone che vivono nell’area. Il lettore si farà una sua idea. Si incazzerà. O applaudirà. A lui la scelta. Io faccio il mio lavoro: informare, informare, informare. Ciao (leo)

  2. Andrea ha detto:

    Caro Leo, forse non ci siamo capiti: nulla di male nella prospettiva che vuoi dare, e lungi da me criticare chi esprime punti di vista diversi dal mio.
    Non trovo però corretta la tua prospettiva di usare acriticamente i “termini utilizzati…di buona parte dei palestinesi”: cosa vuoi fare, vuoi usare i termini dei comunicati di Ezzedin Al Qassam allora? Come sicuramente sai c’è una grossa differenza tra dire israeliani e dire ebrei: ci sono ebrei antisionisti (religiosi e laici) che non riconoscono Israele, ci sono ebrei fortemente critici verso Israele sia in Israele che fuori, e ci sono infine quelli che sostengono Israele pur mantenendo ferma la possibilità di dissentire dalle scelte governative. E’ una distinzione che ha compreso persino Teheran e la Turchia (seppure strumentalmente a mio avviso), e chio non la fa opera una generalizzazione che si traduce in antisemitismo.
    Ebbene, dovresti sapere nella lingua dei palestinesi non esiste differenza tra israeliano ed ebreo, entrambi si chiamano “al-yahud”. Ti invito quindi a continuare a raccontare la realtà come meglio credi, senza però scivolare in pericolosi equivoci in odore di antisemitismo, salvo poi dovertene assumere le pesanti responsabilità.

    • Caro Andrea, mi spiego meglio: quelle frasi sono dei virgolettati. E come tali dichiarazioni che io prendo come dette dai palestinesi. E’ ovvio – e implicito – che nel momento in cui le loro parole le metto sotto virgolette, da cronista ne prendo le distanze. Però se certe cose le dicono… le dicono. Il mio dovere è far capire a chi legge che in Cisgiordania l’israeliano è considerato soltanto come “ebreo” e come “nemico” e altro ancora (che ovviamente non riporto)… tutto qua.

      • Andrea ha detto:

        Purtroppo hai ragione…gli unici a non volere uno stato palestinese paiono essere proprio i palestinesi stessi, ivi inclusi i cd. “moderati” cisgiordani, che in realtà vogliono la terra dal Giordano al mare, in coerenza con la costituzione di al Fatah, in cui sono tuttora presenti tutti gli articoli che dichiarano la distruzione di Israele obiettivo primario e irrinunciabile

  3. Andrea ha detto:

    Del resto Saramago aveva detto, tenendo per mano Arafat, “Israele è uno stato nazista e gli ebrei non meritano nessuna compassione per la Shoà perchè sono peggio delle SS”.

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