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Quattro anni senza Gilad Shalit. I genitori a Bibi Netanyahu: “E’ anche il tuo prigioniero”

Il volantino per ricordare il soldato israeliano Gilad Shalit, 24 anni, rapito ormai quattro anni fa al confine con Gaza

Oh Gilad, dove sei? In quale buco oscuro di Gaza ti hanno messo? Respiri ancora? Vedi la luce del sole? Mangi? Dormi? Pensi al futuro? O la tua vita s’è fermata ormai quattro anni fa? Quattro anni che nessuno potrà mai ridarti indietro. Nemmeno con gli interessi.

Sono passati millequattrocentocinquantasei giorni dal rapimento di Gilad Shalit, il soldato israeliano che il 23 agosto compirà ventiquattro anni. Trentacinquemila ore in mano ai rapitori di Hamas. Quattro anni lontano dalla casa di Mitzpe Hila. Lontano da papà Noam e mamma Aviva. Lontano dai loro occhi. Ma non dal loro cuore. Sempre più lontano, però, dal cuore politico di Gerusalemme. Preso com’è con i problemi fuori e dentro il Paese.

Ma loro, i famigliari di Gilad, non mollano. Ogni settimana, ogni mese, ogni anno fanno sempre sentire la loro voce. A Gerusalemme, a Tel Aviv, ad Haifa. Di fronte alla casa del premier Netanyahu, così come davanti al Parlamento. Perché un rapito diventa un dead man walking quando cade nel dimenticatoio.

Per questo, in occasione del quarto anno di rapimento, i genitori si sono inventati un foglio speciale. Di quelli che la polizia rilascia in occasione di un missing person, di una persona scomparsa. Ma al posto della parola “missing” ci hanno messo “captive”, prigioniero. Sotto alla parola, la foto del soldatino Gilad. Con la sua faccia innocente. Il suo sorriso imbarazzato. Gli occhiali con la montatura tonda. Sullo sfondo montagne innevate.

«Quattro anni fa, il soldato Gilad Shalit è stato rapito – c’è scritto sotto alla foto –. L’ultima volta è stato visto controllare la frontiera dello Stato d’Israele vicino alla Striscia di Gaza. Bibi (Netanyahu, il primo ministro, nda), Gilad è il tuo prigioniero».

Le migliaia di copie dell’annuncio sono state distribuite un po’ ovunque. Nella speranza che possano smuovere le coscienze degl’israeliani. Nella speranza che questi ultimi possano aumentare la pressione sul governo perché riporti a casa il soldato Shalit. E nella speranza – sempre più remota, a dire il vero – che Bibi faccia qualcosa. Anche a costo di cedere pezzi di potere a Hamas per quanto riguarda Gaza.

Intanto loro, i genitori di Gilad, una coppia che sta dimostrando una forza  e una resistenza incredibili, hanno organizzato un grande concerto dell’Israeli Philarmonica a Kfar Aza per ricordare a tutti che il figlio è ancora prigioniero. Soprattutto: che loro figlio è ancora vivo. Almeno fino a prova contraria.

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