politica

La mossa disperata di Simon Peres: anche la Livni nel governo Netanyahu

Simon Peres, presidente d'Israele

Chi l’ha visto e sentito negli ultimi giorni parla di un uomo «triste, indebolito e arrabbiato». La crisi di popolarità dello Stato ebraico va di pari passo con l’umore di Simon Peres, il presidente d’Israele. Il blitz alla flottiglia turca pro-Gaza, i nove morti, la condanna del mondo occidentale e le critiche sul modello di democrazia che regna a Gerusalemme hanno ammaccato anche un uomo ottimista come Peres. Per non parlare dell’assenza dei progressi nel processo di pace con i palestinesi.

Ed è così che, nel tentativo – disperato – di recuperare credibilità internazionale, il presidente israeliano pare stia pensando al colpo di scena: far entrare nel governo Netanyahu il partito centrista Kadima. Quel partito che alla Knesset ha la maggioranza relativa dei seggi, ma non i numeri per governare. Quel partito che è guidato da Tzipi Livni, ex premier e ora a capo dell’opposizione.

L’indiscrezione – pubblicata dal quotidiano Ma’ariv – non è stata smentita né dall’ufficio del capo di Stato, né dalle forze politiche. E per questo diventa più probabile ogni ora che passa. Peres – scrive il giornale – avrebbe già sondato il terreno con alcuni ministri del Likud, il partito di Netanyahu, e avrebbe ricevuto un sì preliminare.

Restano ora tre scogli. Il sì della Livni non è per nulla scontato. Così come il consenso dei partiti di ultradestra – ora al governo – come Shas e Israel Beitenu. E non è sicuro nemmeno che lo stesso Bibi Netanyahu dica sì all’idea. Una cosa è certa: Simon Peres vuol chiudere la partita il prima possibile. Anche a costo di elezioni anticipate. Magari facendosi aiutare dalle tre commissioni d’inchiesta appena insediate che dovranno indagare sul sanguinoso blitz del 31 maggio.

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5 thoughts on “La mossa disperata di Simon Peres: anche la Livni nel governo Netanyahu

  1. Andrea ha detto:

    Siamo in un’epoca confusa, nella quale si combattono le democrazie come se si trattasse di dittature o di Stati fascisti. In questo turbine di odio e di follia c’è Israele, ma in pericolo sono anche, stiamo attenti, alcune delle conquiste più preziose, per la sinistra in particolare

    • Andrea ha detto:

      Arial, il Governo se lo votano democraticamente gli israeliani come in qualunque paese al mondo, senza che le buone anime della “comunità internazionale” possano metterci becco…che si occupino piuttosto del governo di Hamas che affama la popolazione di Gaza requisendo gli aiuti internazionali pagati con le nostre tasse

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