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Israele allenta il controllo su Gaza: alcuni prodotti banditi entreranno sulla Striscia

Bottiglie di Coca-Cola al confine con la Striscia di Gaza (foto Afp)

Ferro e cemento no, non ancora. Però bibite, marmellate, succhi di frutta, cibi in scatola, sapone da barba e patatine fritte, ecco tutto questo sì. Da ora può entrare.

Miracolo dei morti (nove, sulla Mavi Marmara, la flottiglia filo palestinese) o delle pressioni internazionali? Israele dice di no: quello che è successo negli ultimi giorni non c’entra niente. Però, intanto, qualcosa è cambiato. E il blocco su Gaza – che in tanti considerano ingiusto e illegale – un po’ s’è allentato. Così se prima le patatine o le marmellate non potevano passare, ora – anzi: dalla prossima settimana – passeranno. Sempre dopo i dovuti controlli, ovvio.

Le fonti governative israeliane hanno però tenuto a precisare «che la lista di prodotti permessi è andata continuamente aumentando in quantità e varietà nell’arco degli scorsi sei mesi». Insomma le agevolazioni non sono legate alle pressioni internazionali su Israele perché cessi l’isolamento di Gaza. Pressioni che si sono accentuate dopo il mortale arrembaggio della marina militare a una nave di attivisti filopalestinesi che volevano rompere l’assedio della Striscia.

«L’ampliamento della lista dei prodotti consentiti dalle autorità israeliane non è un alleviamento dell’embargo», smorza gli entusiasmi Raad Fattouh, responsabile dei valichi di confine a Gaza. Ancora più caustico Ziyad al-Zaza, ministro dell’economia e del commercio del governo di Hamas: «A Gaza ci sono già stabilimenti per la produzione di bibite e patatine fritte che soddisfano la domanda locale».

Propaganda o verità, Hamas chiede «ferro e cemento per la ricostruzione delle case distrutte durante l’operazione Piombo Fuso, la guerra lanciata da Israele a fine dicembre 2008». Ma Israele non ne vuole sapere: «Hamas vuole usare questo materiale per costruire piuttosto bunker e fortificazioni militari».

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