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L’appello degli ebrei ultraortodossi: “Cambiamo il nome al caffè turco”

Il caffè "turco" della Strauss Group

Cambiare il nome del caffè. Subito. Perché chiamare una nostra bevanda «caffè turco», ecco questo proprio no. Soprattutto dopo la posizione di Ankara sul blitz alla Mavi Marmara.

La richiesta – inusuale – è arrivata ai vertici aziendali della Strauss Group, la seconda azienda di cibi e bevande più grande d’Israele e la sesta – al mondo – per produzione e distribuzione di caffè. A farla, questa proposta, sono stati gli ebrei ultraortodossi del gruppo “La nostra terra di Israele”.

«La Turchia si nasconde dietro al terrorismo omicida contro i soldati israeliani sull’assalto alla nave pro-Gaza, come abbiamo visto tutti», ha scritto il leader dell’associazione religiosa Shai Geffen. «Ora la Turchia è entrata a far parte dell’Asse del Male, è diventata un simbolo di terrore e ostilità verso Israele. Per questo chiediamo alla Strauss di togliere quella denominazione – “turco” – dall’indicazione del caffè. Non possiamo bere qualcosa che ci ricorda il Male».

Un boicottaggio che ricorda quello del 2004, quando attorno a Capitol Hill di Washington, dove si trova il Congresso Usa: allora, dopo le ripetute frizioni con la Francia, i ristoranti avevano deciso di ribattezzare le patatine fritte da “french fries” a “liberty fries”.

Dalla Strauss non è arrivata una risposta ufficiale. Ma solo una precisazione: «Quel nome, “caffè turco”, non è nostro, ma inventato secoli fa».

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