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Lettera da Tel Aviv / “Noi, i tanti ‘pacifinti’ e la stupidità umana”

di NADIA ELLIS / Tel Aviv

Basiamoci sui fatti: 6 navi dichiarate “pacifiste” si sono presentate al largo di Gaza qualche giorno fa, cercando di violare il blocco di sicurezza marittimo imposto da Israele. Cinque di queste avevano a cuore di passare degli aiuti umanitari a Gaza: e cosi e’ stato. Non ci sono stati ne’ scontri ne’ morti, e gli aiuti sono stati consegnati a Gaza (via terra) come voluto dai Pacifisti, e come offerto da Israele. Ma Hamas non li ha accettati, perché non ha affatto a cuore il benestare della popolazione palestinese.

Una di queste navi, invece, ospitava dei cosiddetti “Pacifinti”: delle persone che avevano a cuore solo la rottura del blocco marittimo stesso, e che hanno barbaramente aggredito dei soldati che, nel rispetto del diritto internazionale, si calavano a bordo della Mavi Marmara per bloccarne l’accesso nel mare di Gaza. Pacifinti che avevano come unico scopo quello di riportare Israele sulla bocca di tutti, naturalmente nel ruolo dell’assassino. Sui nove morti, poi, mi sembra inutile specificare che anche gli Israeliani, come tutto il mondo, ne sono dispiaciuti.

Questa è decisamente una settimana in cui si gioca a battaglia navale sui giornali del mondo. Come ci sentiamo, qui in Israele? Non abbiamo paura di girare per strada, o meglio non ne abbiamo ne’ piu’ ne’ meno di prima. Anche perche’, un occhio sulle persone che entrano, quando sei seduto in un bar di Tel Aviv o Gerusalemme, ce lo butti sempre. Non sia mai che…

Siamo arrabbiati? Un po’. Anzi, tanto. Siamo arrabbiati con il nostro governo, tanto per cominciare: perche’ avrebbe dovuto fermare in altro modo quelle navi. L’operazione dell’IDF ci pare un bel fallimento, soprattutto mediatico. Non pensiamo che Israele non avesse il diritto di andare a fermare Mavi Marmara & co., ne’ facciamo finta di credere (come troppa gente nel mondo) che a bordo di quella nave ci fossero dei poveri pacifisti inermi. Al contrario. Israele ha agito nel pieno rispetto del Diritto Marittimo Internazionale e ha provato a difendersi come qualsiasi stato ha il dovere, e il diritto, di fare.  Ma Israele non doveva cadere nella trappola cosi facilmente, e invece cio’ e’ accaduto. E gli organizzatori turchi della Flotilla hanno raggiunto il loro scopo: delegittimare Israele.

Per questa ragione siamo anche arrabbiati con il mondo: arrabbiati neri. Ancora, di nuovo, un accanimento senza senso. Tre giorni fa, prima ancora che si sapesse la versione di Israele, il mondo intero ne condannava le azioni. E perbacco! Il governo ci ha messo tanto (forse troppo) a farvi sapere che cosa e’ accaduto ai nostri soldati. Ma voi? Che fretta avete – di nuovo, ancora, un’altra volta, daccapo, uff! – di condannarci senza che l’imputato sia nemmeno arrivato al processo? E adesso che circolano video inconfutabili sugli eventi, perche’ nessuno ritratta le proprie posizioni anti-Israeliane delle prime ore?

Tristezza. Questo e’ il sentimento che prevale. Siamo tristi e stanchi. Perché anche Israele e’ un paese fatto di uomini. Di uomini, di donne, di bambini, di cani, gatti, pappagalli. Di pesciolini rossi, di criceti, di sole e di mare, di spiaggia. E di sangue. Sangue, troppo sangue, sangue che non vogliamo e non abbiamo mai voluto.

Il mondo crede che gli Israeliani si dilettano di questo ruolo di assassini che e’ stato loro (falsamente) conferito dalla stampa e dall’opinione internazionale negli anni. Ma la realta’ e’ un’altra. Qui in Israele ci sono solo donne, uomini, bambini, cani gatti e pappagalli che vorrebbero svegliarsi la mattina e uscire di casa senza aver paura di incrociare un kamikaze. Gente che vorrebbe una vita normale, come la vostra. E che da sessant’anni lavora per regalare questa vita anche agli stessi palestinesi che intanto intonano canti per la “morte del Regime Sionista”.

Siamo tristi perche’ gli uomini del mondo, esattamente come noi, non vogliono vedere la nostra umanita’. Il procedimento mi sembra lo stesso di settant’anni fa: demonizzare il nemico, anche se non e’ veramente un nemico. Perche’ un nemico ci vuole sempre, per poter sfogare i propri peggiori istinti. E questo e’ esattamente quello che fanno in tanti con Israele (Hamas in prima linea).

Ecco perche’ siamo stanchi. Quanto ancora andra’ avanti, questa farsa contro Israele? Quante altre risoluzioni passera’ l’ONU, quante altre condanne a questo Paese, mentre eccidi e genocidi veri sono perpetrati in varie parti del mondo, con il silenzio delle Nazioni “Unite”? Quanti altri articoli di giornale gonfieranno il numero di morti di uno scontro armato con Israele, per scrivere diciannove e poi scendere a nove (ma nove fa meno notizia)? Quante altre bugie saranno scritte su Israele, prima di essere smentite da tonnellate di documenti che sono reperibili ovunque, ma pubblicizzati da nessuno? (basti pensare alla presunta crisi umanitaria di Gaza). Quanti altri titoloni falsi, smentiti negli articoli stessi, solo per vendere qualche copia in più?

Alcune persone che vivono in Europa mi chiedono: ma secondo te, il mondo e’ tutto impazzito? Se la prendono cosi con Israele senza motivo? A queste persone io rispondo: quando i fratelli di mio nonno furono accompagnati nelle camere a gas di Auschwitz, qual era esattamente “la ragione”? Perche’ insomma, se tutta l’Europa partecipo’ allo sterminio di sei milioni di ebrei… “non credi che ci sia una ragione”?

No, non c’e’ una ragione: e’ solo che il mondo e’ fatto di uomini. Piccoli, deboli, insensibili, pazzi uomini. La malvagita’ umana non ha limiti, e la stupidita’ ancora di meno. Come diceva Einstein: solo due cose sono infinite, l’Universo e la stupidità umana, anche se sul primo nutro dei dubbi.

Israele non e’ perfetto. Israele non ha sempre ragione. Perche’ anche in Israele ci sono degli uomini. In Israele a volte si fanno cose stupide, come in tutto il resto del mondo. Israele ha fatto bene a bloccare la Mavi Marmara, anche se l’ha fatto in modo stupido (a mio umile avviso). Ma il linciaggio mediatico che ne e’ seguito e’ totalmente sproporzionato ed e’ figlio di una lunga, lunghissima tradizione di demonizzazione dello Stato Ebraico.

Sono tre giorni che vivo incollata ad internet e televisione. Nelle strade di Tel Aviv, in queste ore, si vede gente triste e stanca. Ma come in ogni momento di difficolta’ di questo Paese meraviglioso, si respira molta energia. E’ l’energia di quelli che, come me e come la maggioranza degli israeliani, non si danno per vinti. Un giorno ce la faremo ad avere la Pace! E a vivere senza l’incubo di leggere i titoli dei giornali stranieri.

Nadia Ellis è nata e cresciuta in Italia. Ha vissuto, studiato e lavorato a Parigi
per sei anni prima di trasferirsi, nel 2008, a Tel Aviv. “Alla soglia dei miei
30 anni – racconta -, non c’e’ nessun altro posto al mondo in cui vorrei essere”

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9 thoughts on “Lettera da Tel Aviv / “Noi, i tanti ‘pacifinti’ e la stupidità umana”

  1. Concordo sul fatto che, nel mondo, pare esserci un solo cattivo (Israele) mentre non si levano le stesse grida di sdegno, chessò, per Russia, Cina, Cuba o Colombia.

    Attenzione, però, a parlare di “presunta crisi umanitaria a Gaza”. Sul sito di Internazionale c’è un elenco (incompleto) dei beni che non possono entrare a gaza. Vorrei capire perché il cioccolato, i libri, l’acqua minerale, l’uva o le scarpe siano considerate pericolose

    • Nadia ha detto:

      Ciao.
      Io non sono un’esperta di Diritto Internazionale, ma sono andata a fare una rapidissima ricerca della definizione di Crisi Umanitaria sul Web .
      Ti invito a fare lo stesso, ma intanto ti copio e incollo qui la definizione data dal banalissimo (ma sempre utile!) Wikipedia:

      “A humanitarian crisis (or “humanitarian disaster”) is an event or series of events which represents a critical threat to the health, safety, security or wellbeing of a community or other large group of people, usually over a wide area. Armed conflicts, epidemics, famine, natural disasters and other major emergencies may all involve or lead to a humanitarian crisis.”

      Vedi, il fatto è che siamo tutti bravi a usare i paroloni, soprattutto a sproposito. L’esempio più eclatante è “acque internazionali”, tuonato a destra e a manca in questi giorni come se il termine significasse “acque di nessuno”. Falso. Anche le acque internazionali sono soggette a delle leggi e nel caso specifico, come già sappiamo, Israele ha agito rispettandole.

      Io non nego che a Gaza si viva in condizioni difficili e non posso che augurarmi e augurare alla popolazione palestinese di riuscire a trovare una via d’uscita da questa situazione al più presto (mi pare evidente che il loro primo grande male è Hamas stesso).
      Ma non c’è una “crisi umanitaria”. Non muoiono di fame a Gaza, e sfido chiunque a trovare delle immagini di bambini Gazani affetti da malattie o scheletrici come nelle foto dei poveri bimbi africani.
      Gli abitanti di Gaza ricevono tonnellate su tonnellate di aiuti umanitari ogni giorno, per non parlare dei miliardi (in soldi) di aiuti da Europa, USA, ecc. Dove vanno tutti questi soldi?
      Gli abitanti di Gaza vengono curanti negli ospedali israeliani, se c’è bisogno. E i bambini vanno a scuola per poi farsi insegnare palate di bugie su Israele.

      Un posto dove è il cioccolato a mancare, che non mi pare sia un bene di primissima necessità, non è un posto dove c’è una “crisi umanitaria”. E’ un posto dove le condizioni sono sicuramente non buone, ma ancora una volta: nessuno qui in Israele si diverte a togliere il cioccolato ai bambini di Gaza.
      Non lo so poi se è vero che non ce l’hanno (io ho visto foto dei mercati di Gaza che scoppiano di dolciumi e prelibatezze varie), ma se è così, ribadisco, mi auguro che questa difficile situazione passi in fretta.

      Ma attenzione, usiamo i termini adatti.

  2. Cara Nadia, ho apprezzato molto il ‘tono’ del post: tanto equilibrato da mettere ancor più in risalto gli ‘strepiti’ del Mondo (qui, in Italia apparentemente la ragioni – vere o presunte di Israele -hanno scarsa, per non dire nulla cittadinanza nei media, come saprai consultando almeno quelli online). Un Mondo che, guarda caso punta il dito su tutti gli ebrei, una geberalizzazione orrenda che non pensavo potesse più avere cittadinanza dopo la Shoah. Sono stato recentemente in Israele per oltre tre settimane e davvero posso dire, per quanto valgono le mie povere osservazioni di ‘esterno’, che davvero siete come appare dal tuo ‘affresco’. Coraggio, speriamo che errori ed odio non abbiano il sopravvento. Shavua tov.

    Piero

  3. emanuele ha detto:

    Ciao,
    sono un conoscente di David Nizza ed é stato lui a guidarmi per Gerusalemme quando l’ho visitata ormai due anni fa.
    Da allora mi tiene aggiornato sui fatti che capitano dalle vostre parti e, devo ammettere, mi ha aperto uno spiraglio nello “steccato mediatico” dietro il quale tutto l’occidente é rinchiuso nei confronti della vostra guerra.
    Perché di guerra si tratta, ovviamente.
    Sui fatti di cui parli, la mia unica osservazione, se posso permettermi, é che le navi, così viene scritto, si trovavano in acque internazionali.
    Se così fosse, non credo che il blocco navale imposto da uno stato nei confronti di un’altro, seppur lo si possa reputare corretto in se, debba essere rispettato anche in acque internazionali.
    Dal tuo commento, inoltre, emerge un rammarico, credo genunuino, rispetto ai nove morti.
    Però la dinamica non é chiara.
    Saranno pure dei “pacifinti” come dici tu, ma li chiami così perché erano armati? O perché non hanno davvero a cuore la pace?
    Perché nel primo caso, quello in cui abbiano impegnato l’esercito israeliano in uno scontro a fuoco, i morti ci potrebbero anche essere “scappati”.
    Nel caso in cui, invece, si trattasse di una qualifica personale: pacifinti perché la pace non la vogliono davvero, beh non mi sembra una giustificazione per quanto accaduto.
    Non si bloccano navi in acque internazionali, non si spara su persone disarmate.
    Direi che queste minime garanzie l’umanità, persino quella abbruttita dalle camere a gas dalla quale siamo TUTTI nati, dovrebbe garantirsela.

  4. Nadia ha detto:

    Ciao Emanuele,

    come ho scritto più in alto in risposta ad un altro commento, la dicitura “acque internazionali” non significa affatto “acque di nessuno”. Le acque internazionali sono soggette a leggi molto precise, che ti invito a consultare sul seguente sito: http://www.icrc.org/ihl.nsf/385ec082b509e76c41256739003e636d/7694fe2016f347e1c125641f002d49ce
    (in particolare la sezione II, articoli 93-104).
    Come leggerai, Israele aveva tutto il diritto di fermare le navi in Acque Internazionali ed ha agito nel pieno rispetto del Diritto Marittimo Internazionale.

    Per quanto riguarda i Pacifinti, il nome (ovviamente ironico) l’ho usato perché mi pare ovvio che le intenzioni delle persone presenti sulla Mavi Marmara fossero tutto tranne che pacifiche. I veri pacifisti non si presentano armati e non si preparano ad accogliere dei soldati con mazze e coltelli (presumo e spero tu abbia visto tutti i video); inoltre, se avessero avuto veramente l’intenzione di trasferire aiuti umanitari a Gaza, si sarebbero lasciati accompagnare al porto di Ashdod (come le altre 5 navi) per un’ispezione di sicurezza prima del trasferimento degli aiuti.
    Questo non giustifica ovviamente i morti (non l’ho mai detto); poco ma sicuro però che niente giustifica l’azione dei Pacifinti.

  5. “””Un posto dove è il cioccolato a mancare, che non mi pare sia un bene di primissima necessità, non è un posto dove c’è una “crisi umanitaria”. “””

    Questa frase che hai scritto è molto pericolosa. Ciò vuol dire che i palestinesi non hanno diritto ad avere il cioccolato? E poi anche l’acqua minerale non è un bene di prima necessità? O i materassi? O le automobili? O gli omogeneizzati per neonati? O la carne fresca?

    Ripeto, non mi piace il tono usato nei confronti di Israele in quanto nazione. Ma nemmeno è giustificabile una simile sufficienza rispetto a quanto sta avvenendo a Gaza. Occhio perché se tolleriamo tutto questo i nostri figli saranno i prossimi.

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