attualità, politica

La mossa di Netanyahu: pacifisti liberi in cambio delle sanzioni all’Iran

Prigionieri a bordo dei pullman israeliani diretti all'aeroporto di Tel Aviv

Comandamento numero uno: dare una priorità alle minacce. Prima c’è l’Iran. Poi tutto il resto. È sulla base di questo ragionamento che Israele avrebbe deciso di rilasciare i pacifisti arrestati a bordo della nave turca Mavi Marmara.

Dopo la fermezza della Turchia – “I nostri aerei militari che si trovano a Tel Aviv riporteranno a casa i nostri cittadini arrestati dall’esercito israeliano altrimenti rompiamo i rapporti” – e dopo la promessa americana sul voto negativo all’Onu per l’apertura di una commissione d’inchiesta, emergono nuovi particolare sul dietrofront israeliano circa la sorte dei pacifisti carcerati a Beersheva.

L’ultima rivelazione – riportata dal quotidiano on line Ynet – spiega che dietro a questa mossa di Gerusalemme si nasconde un calcolo geo-strategico. In sostanza, in cambio del rilascio dei detenuti, gli altri Paesi – Usa più Turchia – s’impegnano a votare al Palazzo di Vetro il pacchetto di sanzioni contro l’Iran per la questione atomica.

La decisione – presa lunedì notte in “una seduta drammatica del cabinetto del governo Netanyahu” – sarebbe arrivata dopo una lunga mediazione statunitense. Le linee riservate Ankara-Washington-Gerusalemme – hanno raccontato fonti interne – “erano surriscaldate”.

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