attualità, politica

Eilat si schiera (per la prima volta): “Israele non deve giustificarsi”

Il tributo di Eilat all'esercito israeliano. Nello striscione: "Ipocriti di tutto il mondo, Israele non si lascerà sottomettere e non permetterà ai terroristi di vincere (foto di Ezra Arbeli)

Un giorno di festa. Con bandiere al vento, saluti affettuosi e migliaia di baci. Una vera e propria celebrazione per i soldati che hanno assaltato la nave dei pacifisti al largo della Striscia di Gaza.

Scene arrivate da Eilat, cittadina turistica israeliana che si trova in fondo, in una striscia di terra di pochi chilometri al confine con Egitto e Giordania. Scene che allargano il fronte delle polemiche perché Eilat – in tutti questi decenni – non s’è mai schierata apertamente, non ha mai appoggiato questa o quella politica governativa. Non ha mai applaudito a qualche azione dell’esercito israeliano.

Laggiù, stretta tra due paesi musulmani, Eilat ha imparato la politica del non schierarsi con nessuno. Perché ci vuol niente ad arrivare sulle sue spiagge. Ci vuole ancora meno per danneggiarla.

(foto di Ezra Arbeli)

E comunque. Centinaia di israeliani – ieri pomeriggio – hanno salutato le navi militari dell’Idf . Decine di navi, yacht e barche a vela hanno ringraziato i soldati per il lavoro che stanno facendo. Mavi Marmara, inclusa.

“Eilat saluta le forze di sicurezza e la Marina”. “Eilat ringrazia i soldati dell’Idf”. “Israele non deve giustificare gli atti di auto-difesa”. Questi gli striscioni più gettonati. Mentre le trombe e i fumogeni arancioni trasformavano il largo della cittadina in un luogo di festa.

«Basta con l’autoflagellazione. Oggi abbiamo bisogno di onorare e salutare i soldati dell’Idf perché sono il nostro orgoglio», ha detto al quotidiano on line Ynet, Arik Amir, uno dei proprietari degli yacht che hanno reso omaggio alla marina israeliana.

Ma non tutti l’hanno presa bene. Proprio perché Eilat non si è mai schierata. «La nostra città non ha mai interferito con le questioni politiche e non doveva farlo nemmeno oggi», hanno detto. «Così facendo, portano la politica nelle nostre strade e rischiano di far arrabbiare i giordani di Aqaba, mettendo in pericolo le relazioni amichevoli tra le due città».

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