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Una pagina di pubblicità su un giornale israeliano invita a visitare la Siria

La prima pagina del quotidiano israeliano Yedioth Ahronoth

“Venite in Siria. A partire da 329 dollari – volo incluso, albergo a tre stelle e noleggio di un’automobile per quattro giorni – potrete vedere le meraviglie del Paese come le rovine archeologiche di Palmira (circa 200 chilometri dalla capitale Damasco)”.

L’annuncio pubblicitario è molto invitante. Peccato che è comparso nel momento sbagliato, nel mezzo sbagliato e nel posto sbagliato: perché l’inserzione, fatta in forma anonima, si può vedere oggi sulle pagine del quotidiano israeliano Yedioth Ahronoth. Un giornale che non ci è mai andato leggero con il regime siriano e un Paese, Israele, che considera Damasco una delle città dove i terroristi pianificano la distruzione dello Stato ebraico.

Non solo. Perché a rendere quella pagina intera di pubblicità ancora più senza senso è il fatto che i destinatari – i cittadini israeliani – anche se volessero, non potrebbero metterci piede in Siria.

Tra i due paesi non ci sono relazioni diplomatiche. E, spesso, alle rispettive dogane, i poliziotti cercano di mettere il timbro sul passaporto dei turisti stranieri. Perché con un visto israeliano lo straniero non può più entrare in Siria. E con un visto siriano, un turista non può entrare in Israele.

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