attualità, cultura

Ostaggi

Gilad Shalit, il soldato rapito da Hamas nel 2006, insieme al padre Noam

Di certo non vincerà il premio “Sensibilità dell’anno”. E di certo ha fatto una battuta piuttosto infelice. Perché accusare di plagio un soldato rapito – non proprio uno qualsiasi – e andare a dire in giro che il proprio libro è “ostaggio” dei genitori di uno che ostaggio lo è per davvero – e da anni, ormai -, beh, non è proprio da tutti i giorni.

Ma Shelly Elkayam, scrittrice israeliana, non vuole sentire ragioni. Così ha deciso di denunciare per plagio i genitori di Gilad Shalit, il soldatino israeliano sequestrato dai miliziani di Hamas quasi quattro anni fa. Il padre e la madre di Shalit, accusa Elkayam, “hanno pubblicato un libro scritto dal figlio, ma che contiene una storia copiata da un mio racconto”.

Quando il militare scrisse la storia incriminata aveva poco più di 11 anni. E solo qualche mese dopo il rapimento lungo il confine con Gaza, i genitori decisero di farne un libro. Non per farci dei soldi. Ma per tenere viva la memoria del figlio e per urlare a Gerusalemme che c’è un “missing in action” ancora da salvare.

La storia – quella di Gilad – è quella di uno squalo e di un pesce. Simbolo, secondo i genitori, dei due popoli che devono imparare a convivere. E il libro s’intitola proprio così: “Quando uno squalo e un pesce s’incontrano per la prima volta”. Una dicitura, però, simile a quello del libro della Elkayam, “Quando il serpente e il topo s’incontrano per la prima volta”. Per questo l’autrice ha tuonato: “La mia storia è ostaggio della coppia Shalit”. “Al di là di poche trascurabili cambiamenti, Gilad ha copiato la mia storia”.

“Non ho nulla contro Gilad, sono una madre e voglio che torni vivo a casa sua”, ha proseguito Elkayam. “Ma per quanto tempo ancora i diritti di un mio racconto andranno nelle tasche dei genitori del soldato israeliano?”.

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