attualità, politica

“La legislatura più razzista di sempre”

Avigdor Lieberman, ministro e leader del partito di destra Israel Beitenu, è uno dei politici più discussi perché sempre al centro di proposte discriminatorie nei confronti degli arabi d'Israele

“La legislatura più razzista da quando esiste lo Stato israeliano”. Parole come pietre. Forse più pesanti. Perché arrivano da un dossier ricco di informazioni curato dal Mossawa Center. Con documenti che accusano nientemeno che l’esecutivo di Netanyahu perché da quando è al potere, le proposte di legge discriminatorie sono quasi raddoppiate.

Knesset sotto accusa. Se nel 2007 erano state 11 le proposte definite “razziste e discriminatorie” e 12 l’anno successivo, nel 2009 – con a capo Bibi – sono state quasi il doppio, 21, le bozze di legge “problematiche” discusse in parlamento.

“E’ in atto un trend per nulla positivo e stimiamo che la tendenza a proporre atti razzisti andrà crescendo anno dopo anno se non si farà qualcosa”, scrivono i ricercatori del Mossawa Center.

Al diavolo la diplomazia. “Una Knesset così attiva nelle proposte razziste e discriminatorie contro i cittadini arabi dello stato israeliano (circa il 20% della popolazione) non l’abbiamo mai visto”, hanno detto due degli autori del dossier, Lizi Sagi e il procuratore Nidal Ottman.

“La 18esima legislatura è gestita da politici che apertamente dichiarano di voler danneggiare i diritti civili degli arabi”, ha aggiunto il direttore del Mossawa Center, Jafar Farah. “I membri della Knesset stanno applicando le loro parole estremiste nelle leggi che vengono via via approvate, senza incontrare nessuna resistenza nè dentro, nè fuori dal Parlamento”, ha aggiunto durissimo. E ha poi attaccato: “Promuovono la discriminazione e il razzismo perché dipingono i cittadini israeliani di origine araba come una minaccia demografica”.

C’è un emendamento alla legge in vigore che mira a revocare la cittadinanza a chi compie un atto sleale nei confronti dello stato. Un altro emendamento condiziona la cittadinanza a una dichiarazione di lealtà allo stato. Poi c’è una proposta di legge che impone un anno di reclusione a chiunque neghi l’esistenza di Israele come stato ebraico e democratico.

Va detto, però, che il governo israeliano ha approvato ieri un piano pluriennale che prevede 800 milioni di shekel (circa 260 milioni di euro) per promuovere lo sviluppo economico e l’occupazione della minoranza araba.

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Postcards from Middle East / 44

Un anziano palestinese cammina su di un asino vicino ai soldati israeliani dell'Idf vicino al luogo dove due palestinesi sono stati uccisi, nel villaggio di Awarta, vicino Nablus (West Bank). I militari israeliani hanno sparato ai due palestinesi dopo che questi hanno iniziato ad attaccare un altro soldato (Abed Omar Qusini / Reuters)

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economia, politica

Un po’ di luce

Un aereo della compagnia israeliana El Al (foto Zvika Tishler)

Quel che non può la politica, lo fa l’economia. Turchia e Israele non si capiscono? Affari di chi governa i due paesi. Perché business is business e non c’è santo – pardon, politico – che tenga, quando si tratta di ottimizzare costi e benefici della propria società. E che società.

Chiedere alla più grande compagnia aerea israeliana, El Al. Che, negli ultimi giorni, ha perfezionato una partnership per far sì che i propri voli siano in code-share con quelli della Atlasjet, una società di volo turca. In questo modo, sarà garantito un volo al giorno per i cittadini israeliani che vorranno andare a Istanbul.

“Siamo amici di Israele e speriamo che questo accordo economico sia un modo per riavvicinare – politicamente – i due paesi”, ha detto il portavoce della Atlasjet, Murat Ersoy. “Questa partnership è un ponte che noi mettiamo a disposizione dei nostri politici per ritornare ai buoni rapporti di sempre e che oggi sono un po’ in crisi”, gli ha fatto eco Eliezer Shkedi, ceo dell’israeliana El Al.

Capito Bibi (Netanyahu) e Reçep (Erdogan)?

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attualità

Hebron, soldati sbagliano strada e vengono picchiati

Scontri a Hebron. Una città della West Bank dove vivono 180mila palestinesi e circa 600 coloni ebrei (foto Ap)

L’incidente, alla fine, è stato solo imbarazzante. E con qualche escoriazione. Perché sarebbe bastato davvero poco per trucidare 15 soldati israeliani. Tutto per colpa di un cittadino palestinese che ha indicato loro la direzione sbagliata. Chissà se intenzionalmente o meno.

E comunque. Nel mezzo della giornata – l’ennesima, carica di tensione – a Hebron, sud della West Bank, un gruppo di militari si sta esercitando correndo in lungo e in largo per l’area cittadina. Non sono vestiti di verde, non indossano scarponi neri di pelle, non sono armati.

Ad un certo punto, si fermano a chiedere indicazioni a un anziano palestinese. Che spiega loro la direzione da prendere. Peccato che – per cause ancora da accertare – in pochi passi i soldati si siano trovati nel mezzo dell’area palestinese di Hebron. Che, in giorni normali, sarebbe indicata con cartelli e check point. Ma nelle ultime ore, da parte di Israele, c’è stata qualche apertura. Così certi check point sono venuti meno e le barriere fisiche pure.

Una volta nell’area musulmana, i soldati vengono circondati e picchiati. Finiscono tutti in ospedale – insieme a due palestinesi – e se la caveranno in pochi giorni. “Li hanno scambiati per ladri o per coloni ebrei”, racconta un residente allo Yedioth Ahronoth. “A quel punto, alcuni palestinesi hanno iniziato a lanciare pietre e a pestarli”.

I coloni sono arrabbiatissimi. Un po’ per l’incidente. Un po’ – anzi, soprattutto – per il fatto che l’Esercito israeliano avrebbe “abbassato la guardia e deciso di non proteggere più gli ebrei di Hebron”, urla Baruch Marzel, uno dei più importanti attivisti di destra.

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attualità

Un siriano morto in Ungheria e due jet israeliani

Il luogo dello strano omicidio di un siriano in una via di Budapest, la capitale dell'Ungheria (foto Afp)

La concomitanza è strana. Per tutto il giorno due jet israeliani Gulfstream hanno sorvolato i cieli ungheresi. Sotto, a terra, un siriano veniva trovato morto nella sua Mercedes in una strada di Budapest.

I due velivoli – che fonti bene informate attribuiscono alla difesa di Gerusalemme – avrebbero volato sopra Turchia, Bulgaria, Romania. Infine, sono entrati nello spazio aereo ungherese. “Senza però – precisa l’informatore al quotidiano Yedioth Ahronoth – mai atterrare sul suolo europeo”.

Il tutto, mentre la polizia ungherese – e un po’ quella di mezza Europa – stava indagando sullo strano assassinio di un cittadino siriano di 52 anni, ucciso mentre guidava la sua macchina.

“Che il Mossad stia operando anche in Europa?”, si sono chiesti gli analisti israeliani. Perché dopo il pastrocchio di Dubai, un altro incidente diplomatico con il Vecchio continente sarebbe fatale. Interpellato sul caso, il portavoce del ministero ungherese della Difesa ha detto che i due aerei erano lì per una missione diplomatica.

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attualità

Uomini contro donne al Muro del Pianto

Momenti della violenza degli ultraortodossi contro le donne in preghiera oltre la barriera artificiale (foto Ynet)

Volano sedie di fronte al Muro del Pianto. E non per un miracolo. Ma perché un gruppettino di ebrei ultraortodossi inizia a non volere più le donne – le loro donne – nelle vicinanze del luogo più sacro per gli ebrei.

La lunga scia della società haredi – uomini e donne divisi in settori diversi – partita qualche mese fa con alcune vie segregazioniste per arrivare ai bus appositi, arriva dritta al cuore dell’Ebraismo. E non è un gran spettacolo. Soprattutto dal punto di vista dell’immagine.

Due uomini, ebrei ultraortodossi, sono stati arrestati dalla polizia israeliana per aver usato violenza contro alcune donne dell’organizzazione “Women of the Wall” (ne abbiamo parlato qui) mentre si stavano preparando alla preghiera mattutina.

“Eravamo in attesa delle ultime amiche – ha riferito Anat Hoffman, la portavoce, allo Yedioth Ahronoth – quando ci siamo viste piombare tante sedie di plastica provenienti dal settore di preghiera maschile”. “Con gli uomini che ci stavano attacando c’era un rabbino che urlava ‘Fate vedere a tutti come si comporta un vero ebreo'”, ha rivelato la Hoffman.

A quel punto, una quarantina di poliziotti sono intervenuti, creando una vera e propria barriera umana, per difendere le donne. Ma i segni dell’incidente restano. E per la prima volta, la violenza tocca il Muro del Pianto.

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Postcards from Middle East / 43

Poliziotti israeliani in incognito puntano le proprie pistole contro il gruppo di manifestanti che ha messo a ferro e fuoco una parte di Gerusalemme Est nei giorni scorsi. La tensione resta altissima in tutta la Cisgiordania - anche se Israele ha tolto il blocco - e anche nei quartieri a maggioranza araba delle grandi città (Dan Balilty / Associated Press)

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