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“Prego esibire l’appartenenza etnica”

Nome, cognome data e luogo di nascita, altezza, caratteristiche fisiche, professione. Basta così? Non proprio. Perchè a ogni residente in Israele viene richiesta anche un’altra etichetta: l’appartenenza etnica. Ebreo, arabo, russo, ecc.

E’ così che un gruppo d’intellettuali laici ha fatto ricorso alla Corte suprema di Gerusalemme per togliere l’indicazione obbligatoria di appartenenza etnica sui documenti d’identità. O meglio: chi lo vuole, deve avere il diritto di presentarsi soltanto come cittadino “israeliano”, senza distinzioni ulteriori.

L’iniziativa, promossa dall’associazione “Io sono Israeliano”, parte anche per criticare la destra religiosa e nazionalista del Paese. E perché secondo i firmatari  “l’insistenza dei nazionalisti sulla natura ebraica dello Stato sionista rischia di compromettere le credenziali democratiche del Paese. Mentre l’eccessiva sottolineatura delle distinzioni fra un gruppo etnico e un altro minaccia di indebolire l’unità del Paese e di giustificare la creazione di ghetti”.

“È assurdo! – sbotta l’accademico Uzi Ornam – Siamo forse l’unico Stato al mondo che non riconosce l’esistenza di un popolo israeliano propriamente detto”. “Nel nostro Paese – svela Yoela Harshefi, avvocato dell’associazione – ci si può dichiarare persino di nazionalità o etnia sconosciuta, ma non israeliano”.

In Israele, i registri dello stato civile prevedono l’indicazione tassativa dell’appartenenza a una comunità etnico-nazionale.

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