attualità, cultura

Gerusalemme, alla ricerca della parità perduta

Il museo delle prigioni sotterranee di Gerusalemme (foto Iztik Shwiki)

Segregazione femminile a Gerusalemme. Non solo – e non tanto – nel trasporto pubblico, oppure in alcune strade dove l’ortodossia ebraica è legge. Ora, la divisione sessuale mette piede anche ai piani alti della capitale israeliana. Con una lettera.

“Le funzionarie del Comune saranno le uniche a dover gestire il giro turistico tutto al femminile al museo delle prigioni sotterranee di Gerusalemme”, ha scritto il dipartimento delle risorse umane.

Le “funzionarie” non sono state zitte e si sono infuriate. Con l’appoggio del vice-sindaco di Gerusalemme, Joseph (Pepe) Alalo. Che, tra le tante cariche, ha anche quella della cultura. “Ammetto di aver avuto difficoltà a credere che – nell’era di Nir Barkat (il sindaco) – ci sia un caso di questo tipo”, ha detto Alalo. E ha aggiunto: “Perché io, uomo interessato ad arricchire le mie conoscenze sul ruolo delle donne nella creazione dello Stato ebraico, non posso prendere parte al tour? Dov’è l’uguaglianza?”.

Zion Dahan, presidente del comitato dei lavoratori, bolla l’incidente come “una vergogna per il Comune” e ha minacciato di non dare nessun supporto a un’iniziativa di questo tipo.

Ma un altro vice-sindaco, Yitzhak Pindrus (del partito United Torah Judaism), chiarisce che “c’è stata una richiesta per un tour separato per le donne haredi (ebree ultraortodosse, nda) e il Comune deve onorare questa richiesta”.

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