economia

Tempi moderni

I membri del kibbutz Alonim nella valle di Jezreel (1976)

Addio egualitarismo. Dopo cent’anni esatti. Cambia il mondo, cambiano anche i kibbutzim.

Uno studio dell’Istituto per le ricerche sul Kibbutz e sulle cooperative rivela il nuovo volto di un sistema di produzione (e di vita) dal sapore collettivista. Il 69% dei “lavoratori socialisti” guadagna meno 7.000 shekels al mese (circa 1.400 euro). Cioè 200 euro in meno della media nazionale. E, dato ancora più importante, il 72% dei kibbutzim paga in modo diverso i propri membri.

Certo, resta – e molto forte – la rete sociale: l’assicurazione sulle malattie e sulla vita, un ottimo sistema scolastico e pensionistico, ecc. Insomma, nessuno è lasciato in condizioni di disagio. Ma l’addio al pagamento egualitario – iniziato nel 2007 – chiude un’epoca.

“La grande sfida dei kibbutzim di oggi è quella di creare un modello che riesca a reggere i vent’anni di crisi economica e sociale”, racconta al Jerusalem Post Ze’ev Shor, segretario generale del Movimento dei Kibbutz. Che ammette: “La crisi ha cambiato il funzionamento e il modo di vivere di queste realtà”.

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