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Valvola di sfogo?

Picchiato. Minacciato con un coltello. Rinchiuso per ore in un carro armato in disuso. Costretto a prelevare soldi dal suo bancomat. Per darli agli aguzzini. Esercito israeliano nel ciclone, dopo che un soldato ha denunciato due suoi colleghi per aver subito abusi. Non una volta. Non due. Ma per tre settimane di fila.

“Dicevano che se lo spifferavo a qualcuno mi avrebbero massacrato di botte”, racconta ora il ragazzo. Sul fronte militare c’è il più assoluto riserbo. Quello che s’è saputo è che i due autori staranno in cella fino al 30 gennaio. Mentre tra pochi giorni dovrebbe partire il processo a loro carico.

In un caso, quando la vittima s’era rifiutata di dare la chiave della sua stanza, i due aguzzini gli hanno lussato un braccio. In un altro, l’hanno svegliato nel cuore della notte e l’hanno costretto a giocare con i videogiochi. Non contenti, quando il ragazzo ha perso è stato picchiato.

“E’ stato soltanto un gioco tra amici, nulla di violento”, si sono giustificati gli imputati. Che hanno poi negato gran parte delle accuse.

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