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“Un anno tranquillo”

Dopo l'arrivo del razzo Qassam (Uriel Sinai / Getty Images / Life)

“Il 2009 è stato uno dei periodi più tranquilli degli ultimi vent’anni: ci sono caduti addosso solo 248 missili”. La normalità vista dagli abitanti di Sderot. Un anno dopo l’attacco israeliano a Gaza. Un anno dopo i 3.200 razzi Qassam lanciati da Hamas.

La città nel centro di Israele e a 3 chilometri dalla Striscia torna a rivivere. E a ritoccare quota 19mila abitanti. Dopo che, in meno di due anni, un quarto della popolazione aveva deciso di lasciare la zona. Stanca delle sirene che preannunciavano l’arrivo di un missile. Sull’orlo di una crisi di nervi per l’impossibilità di uscire di casa e, allo stesso tempo, di vedersi piombare nella camera da letto chili di ferro esplosivo.

Nuove vedute (Uriel Sinai / Getty Images / Life)

Nonostante tutto, la città è tappezzata di cartelli “in affitto” e “in vendita”. I prezzi degli immobili sono risaliti. Secondo il sindaco David Buskali “l’aumento del valore è di almeno il 40-50%”. Quaranta villette sono state appena ultimate e altri 1.400 appartamenti sono pronti per essere realizzati. Grazie ai contributi statali, poi, sono state costruite “stanze di sicurezza”: costruzioni normali, ma con muri spessi almeno 40 cm di cemento armato.

Ma è solo sicurezza fisica. Perché la città deve fare i conti con i dati sconfortanti dei bambini: secondo uno studio recente, otto su dieci soffrono di qualche disordine mentale dovuto allo stress post-traumatico. Ne sa qualcosa Shula Sasson. Suo figlio, sorpreso in strada dal lancio dei missili, ha difficoltà a stare fuori. E a volte si barrica in un angolino del soggiorno di casa.

Il muro del pianto (Uriel Sinai / Getty Images / Life)

Così anche per altri bambini. Soltanto adesso, dopo un anno di lavoro intenso di alcuni psicologi, qualcuno torna a giocare all’aria aperta. Chi a calcio e basket. Chi a hula hoop.

“Sappiamo tutti che questa è una condizione fragile”, dicono gli abitanti. “In qualsiasi momento la violenza può irrompere nelle nostre case”. Per questo, al suono della sirena, tutti – ma proprio tutti – sanno cosa fare: trovare un rifugio. Subito. Anche in meno di 15 secondi.

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