attualità, politica

Idf (made in Torah)

(foto: Rachel Papo)

Sono in duecento. Stanno per entrare nelle forze armate. E promettono l’insubordinazione. Tutto in nome della Torah. E guai a chi li contesta.

La petizione che impegna le future leve dell’Idf a rifiutare gli ordini che dovessero violare la legge di Mosè ha avuto poco successo. A livello numerico. Perché, sul piano politico, mette ancora più all’angolo il ministro della Difesa, Ehud Barak (Labour). Reo, quest’ultimo, di voler penalizzare i coloni. E di aver punito una Yeshiva (collegio rabbinico) che, in pratica, ordinava ai soldati di disubbidire ai comandi e di spalleggiare gli insediamenti.

“Ci rifiuteremo di ubbidire a ogni ordine che, a giudizio dei nostri rabbini, violi la Torah – hanno minacciato i ragazzi nella petizione -. La fedeltà alla Torah supera quella a cui siamo tenuti alle forze armate”. In particolare, precisano, lo sgombero di insediamenti ebraici “é contrario all’obbligo religioso di insediarsi ovunque nella Terra di Israele”.

Grattacapi per Barak. Per Netanyahu. E per Obama.

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