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Voci e suoni da Israele e West Bank

Israele, parte del Likud contro Netanyahu. Il premier rischia sulla nuova moratoria

L’uomo è avvisato. Se approva un’altra moratoria edilizia in Cisgiordania sarà guerra. Politica, ovviamente. Ma anche intestina. Perché non è più un segreto il fatto che all’interno del più grande partito al governo – il Likud – s’ingrossa sempre più la fronda contro il proprio leader, nonché primo ministro, Benjamin Netanyahu.

Animi surriscaldati nel governo israeliano. Dalla maratona di colloqui tra il segretario di Stato americano, Hillary Clinton, e il premier Netanyahu era venuta fuori una prima bozza concreta sul come far ripartire i negoziati di pace con i palestinesi, sospesi il 26 settembre. Lui, Netanyahu, congelava per altri tre mesi le nuove costruzioni dei coloni nella West Bank. In cambio lei, la Clinton, garantiva un pacchetto di aiuti politico-militari a Israele.

Benjamin Netanyahu, primo ministro israeliano e leader del partito Likud

La nuova moratoria dovrebbe essere votata in tempi brevi da un Consiglio di gabinetto ristretto a sedici componenti del governo. Ma dal Likud, il partito di Netanyahu, è iniziato il fuoco di sbarramento. Alcuni parlamentari – tra cui anche il ministro dell’Informazione, Yuli Edelstein – si sono riuniti ieri a Gerusalemme e hanno minacciato di «fare opposizione contro un congelamento in tutti i modi possibili».

Non era difficile immaginarsi una reazione simile. Molti deputati sono legati a doppio filo al movimento degl’insediamenti. Ma molti commentatori hanno evidenziato la violenza del linguaggio usato per criticare il proprio leader. Tanto che Daniel Danon, cofondatore proprio all’interno del Likud della versione israeliana del Tea Party americano, non ha esitato a tirare in ballo lo Shas, il partito ultradosso che, in questo momento, per molti è diventato l’ago della bilancia.

Secondo i media israeliani, la nuova moratoria esclude qualsiasi provvedimento su Gerusalemme Est – cosa che vorrebbero i palestinesi –, ma rischia lo stesso di diventare un banco di prova per Netanyahu. Di più: il passaggio cruciale del suo mandato. Una verifica che potrebbe pure decapitare la sua autorità politica. Anche perché, facendo i calcoli, il via libera al blocco edilizio può contare su una maggioranza risicatissima nel Consiglio di Gabinetto.

Leonard Berberi

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