Falafel cafè

Voci e suoni da Israele e West Bank

Archive for the month “novembre, 2010”

I rabbini (e le modelle) invocano la pioggia da una mongolfiera

(foto di Hadar Bendet)

Chissà, forse per far piovere non bastano le preghiere. Forse bisogna farsi ascoltare un po’ di più. Magari salendo di qualche metro. Di 357 metri, per la precisione. Invocando il cielo perché mandi dell’acqua sulla terra.

È quello che hanno fatto due rabbini, Menashe Malka e Reuven Deri. Si sono piazzati su una mongolfiera targata Over Israel (azienda che fa volare i turisti), insieme ad un paio di rappresentanti della politica locale, sono saliti al cielo e hanno pregato Dio perché facesse piovere sulla terra d’Israele. Sotto di loro gli appezzamenti di Kibbutz Ruhama, nel Negev. Asciugati da mesi di calore e aria secca.

Se tutto questo sarà servito a qualcosa è presto per dirlo. Qualche goccia potrebbe permettere agli agricoltori del nord del paese di evitare danni alle colture per dieci milioni di dollari. Di certo colpiva la presenza, in mezzo ai religiosi, di un paio di modelle belle e sorridenti che si mettevano in posa per i fotografi. Sacro e profano, insomma. In attesa che piova. Altrimenti sono guai.

Leonard Berberi

(foto di Hadar Bendet)

Leggi anche: Israele, niente pioggia. E i rabbini invocano l’aiuto di Dio (del 19 novembre 2010)

Israele, squadra di coloni ingaggia attaccante arabo

Non è la prima volta che dei coloni ingaggiano palestinesi. Da anni le imprese edili arabe costruiscono nei nuovi insediamenti ebraici. I palestinesi lavorano. I coloni pagano. E nessuno ha nulla da reclamare. Solo che non s’era mai vista una partecipazione così attiva di un musulmano in una realtà ebraica.

Ne sa qualcosa Jad Sarsur. È un calciatore, un attaccante per la precisione, e ieri ha deciso di indossare la maglia del “Betar Ariel” (campionato di serie C), la formazione di una città-colonia israeliana (20mila abitanti) nel cuore della Cisgiordania. «Il calcio avvicina le persone in tutto il mondo», ha esordito Sarsur.

Scrive lo “Yedioth Ahronoth” che Jad è un arabo israeliano che adesso farà la spola fra la sua città di Kfar Kassem e l’insediamento nei Territori occupati. Sarsur – che ha già giocato in diverse squadre arabo-israeliane – assicura di essere stato accolto a braccia aperte ad Ariel e di aver indossato con orgoglio la nuova maglia. Maglia che mette in evidenza un candelabro a sette bracci, il simbolo del movimento nazionalista ebraico “Betar”. «L’attaccante è già parte della nostra famiglia», hanno dichiarato i dirigenti del “Betar Ariel”. «Jad parteciperà non solo agli allenamenti e alle partite, ma sarà anche invitato alle feste private».

Il calciatore, poi, ha avuto da ridire anche su cose non calcistiche. Ad esempio sugli attori teatrali israeliani che da settimane rifiutano di esibirsi nel nuovo Palazzo della cultura di Ariel, perché si trova in zone occupate militarmente. «I boicottaggi sono sbagliati e negativi», ha detto il ragazzo. Ma più di qualcuno gli ha consigliato di pensare al pallone e non alla cultura.

Leonard Berberi

Israele, secondo due sondaggi l’85% delle coppie è infedele

Gl’israeliani? Un popolo d’infedeli. Non nel senso religioso. Ma nella vita di coppia. Lo dice un sondaggio. Lo conferma un altro. Entrambi  commissionati dallo studio legale “Azrielnet”, specializzato – guarda caso – nelle cause di divorzio.

E comunque. Scrivono le due ricerche che l’85% delle coppie israeliane ha tradito, tradisce o non esclude la possibilità di tradire il proprio partner. Il campione – va detto – riguarda soltanto la popolazione adulta e con almeno cinque anni di vita matrimoniale. Eppoi esclude la comunità – molto chiusa – degli ebrei ultraortodossi. I dati rilevano che la percentuale di infedeltà degli uomini è delle donne è quasi identica.

E la maggior parte degli interpellati nei due sondaggi si è rifiutata di rispondere alla domanda se confesserebbero il tradimento. Tra quei pochi che hanno risposto, il 20% ha detto che lo rivelerebbe solo al migliore amico (o amica), il 9% a un parente stretto e soltanto il 7,7% al partner.

Spiegano quelli di “Azrielnet” che «l’infedeltà non porta necessariamente alla fine del rapporto di coppia, visto che la vita matrimoniale non significa solo sesso, ma anche comuni interessi economici, la crescita dei figli e la possibilità di realizzare se stessi». Ecco perché quella della coppia «è un’associazione che è difficile rompere, anche dopo il tradimento». Sarà. Anche perché con questi dati c’è ancora qualcuno che dormirà sonni tranquilli?

Leonard Berberi

Post Navigation

Iscriviti

Get every new post delivered to your Inbox.

Join 71 other followers