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Il Tea party arriva anche in Israele. Obiettivo: fermare Obama e i negoziati di pace

Un Tea party in salsa ebraica. E anche qui, in Israele, così come negli Usa, il nemico numero uno è sempre lui: il presidente americano Barack Obama. Per non parlare della portavoce. Là come qui, il primo nome è lo stesso: Sarah. Palin a Washington, Tiktinsky a Gerusalemme.

E così anche nello Stato ebraico – secondo il Jerusalem Post – nascerà un movimento ultraconservatore. Lo slogan è esplicito («Diciamo no a Obama») e verrà scandito a squarciagola domenica sera alla sede dell’Organizzazione sionista dell’American House di Tel Aviv.

(Justin Sullivan / Getty Images)

L’obiettivo dichiarato del Tea party «made in Israel» è quello di bloccare ogni sforzo di Washington per il rinnovo della moratoria delle costruzioni negli insediamenti. Una condizione, questa, che i palestinesi ritengono basilare per riprendere le trattative di pace.

Secondo i promotori, Obama rinnoverà le sue pressioni sul primo ministro israeliano Benyamin Netanyahu subito dopo le elezioni di midterm del 2 novembre. «Netanyahu ha ricevuto forti pressioni da Washington. La storia ha provato che Bibi (il primo ministro israeliano, nda) cede alle pressioni», spiega la portavoce del movimento Sarah Tiktinsky. «Ecco perché bisogna fare qualcosa per fermarlo: nessuno all’interno del suo partito Likud è in grado di farlo, ma noi che siamo la sua base elettorale sì».

Gli analisti politici sono ancora scettici sulla reale capacità del nuovo movimento di fare presa sulla popolazione ebraica. Ma c’è da registrare già l’adesione di alcuni deputati del Likud – il partito del premier Netanyahu – e di molti esponenti dei coloni in Cisgiordania.

Leonard Berberi

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Gaza, Hamas vieta l’acquisto delle auto arrivate da Israele

Più che cavalli, vere e proprie automobili. Di Troia, però. Ed è così che, tra il paranoico e il serioso, il ministero degli Interni di Hamas ha impartito una direttiva che non ammette modifiche: è vietato comprare autoveicoli introdotti nella Striscia di Gaza attraverso il valico israeliano.

Le macchine, secondo il movimento islamico che controlla l’area, potrebbero essere state attrezzate con strumenti per individuare i veicoli e intercettare le conversazioni. Potrebbero, secondo Hamas, avere al loro interno addirittura ordigni esplosivi. Il tutto sarebbe iniziato quando, per caso, sarebbe stata individuata una cimice installata – secondo i miliziani – dai servizi segreti israeliani.

Il ministero degli Interni ha inviato una lettera agli altri esponenti del governo e ai dirigenti del partito. Le auto passate per Israele si possono comprare solo se si sottopongono a controlli speciali, eseguiti in un’apposita officina, come ha spiegato alla stampa il portavoce del ministero, Ihab al-Ghussein.

L’ingresso di auto a Gaza è ripreso da circa un mese dopo la fine dell’embargo dello Stato ebraico. Da allora 240 veicoli (fuoristrada esclusi) sono stati introdotti nella Striscia, in gran parte di produzione sudcoreana, giapponese e tedesca come Hyundai, Bmw, Volkswagen-Golf.

Leonard Berberi

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Tre nuove foto mettono in imbarazzo l’esercito israeliano

Arrivano dritte dalla guerra di Gaza (2008) le nuove foto destinate ad alimentare le polemiche contro i soldati israeliani. Il gruppo di attivisti “Breaking the silence” ha reso pubbliche tre istantanee in cui si vedono i misfatti dei militari dell’esercito dello Stato ebraico.

Nella prima foto c’è un soldato che punta il fucile contro un palestinese che sembra essere un detenuto. In una seconda istantanea si vede un altro militare mentre sbeffeggia – armato di fucile – una donna palestinese nella cucina di casa. Nell’ultima foto, un soldato scrive sul muro di una abitazione di Gaza la parola – e minaccia – “torneremo”.

«Purtroppo queste nuove immagini non sono l’eccezione dell’esercito israeliano, ma la regola», ha commentato il fondatore di “Breaking the silence”, Yehuda Shaul. «I conflitti del nostro Paese sono pieni di abusi di questo tipo. E anche qualcosa di peggio». (l.b.)

Guarda il servizio di Russia Today

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